I provvedimenti.
Negli ultimi mesi, il Governo ed il Parlamento hanno avviato alcuni provvedimenti legislativi
che avranno effetti profondi sulla scuola statale.
L’avvio di legislatura aveva visto il Ministro Gelmini molto impegnata a
rassicurare sulla sua ferma intenzione di non stravolgere la scuola con una
nuova riforma e di voler concordare con il mondo della scuola gli
"aggiustamenti" necessari.
Dopo alcune dichiarazioni interlocutorie di forte impatto mediatico (la
proposta, avanzata in Commissione Cultura e ripresa con clamore dal Ministro
Gelmini, di reintrodurre il grembiule a scuola, o le esternazioni sulla presunta
minor preparazione degli insegnanti del Sud rispetto a quelli del Nord ), ecco
dunque la “sostanza”.
Il Decreto
Legge n.112, che è stato convertito in legge 133 il 21 agosto, prevede un
incremento graduale di un punto del rapporto alunni/docente, da realizzare
comunque entro l'anno scolastico 2011/2012 e una riduzione complessiva del 17%
del delle dotazioni organiche del personale amministrativo, tecnico ed
ausiliario (ATA) con un risparmio di spesa di circa 8 miliardi di euro in tre
anni. Queste misure di fatto impongono un drastico piano di riduzione del
personale della scuola, per circa 130.000 posti in meno (87.000 docenti e 43.000
ATA) in tre anni, al fine di ottenere il risparmio di spesa richiesto dal
Ministero delle Finanze. L’art.64 della Legge di conversione del decreto prevede
inoltre che il Ministro entro 45 giorni predisponga un piano programmatico che
definisca i provvedimenti da adottare a decorrere dall'anno scolastico 2009/2010
per raggiungere il risparmio previsto: lo schema di piano programmatico è stato
reso noto da pochi giorni, e ad esso dedicheremo un approfondimento specifico in
una successiva newsletter.
E’ in corso di approvazione alla Camera la proposta di legge del deputato
Valentina Aprea, n.953 del 12 maggio 2008, che si intitola “Norma
sull’autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa
delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti”. Essa
prevede interventi che rendono possibile cambiare la natura giuridica delle
scuole, trasformandole in fondazioni, e relativi al finanziamento delle stesse:
e ne trasforma gli organi collegiali in consigli di amministrazione (a questa si
affiancano altre 4 proposte di legge, in discussione alla Commissione Cultura
della Camera, che riguardano la revisione degli organi collegiali della scuola).
Infine, il 1° settembre, è stato varato dal Governo il
Decreto
Legge 137 (che ora si appresta ad essere approvato in aula in tempi
strettissimi) che, tra gli aspetti più eclatanti, reintroduce nella scuola
secondaria la valutazione del comportamento e la non ammissione all’anno
successivo in caso di voto inferiore a sei, la valutazione numerica del
rendimento degli alunni per la scuola primaria e per la secondaria di primo
grado, il “maestro unico” ed il tempo scuola di 24 ore settimanali nella scuola
primaria, il vincolo per le case editrici di non modificare i testi scolastici
per la durata dei cinque anni di corso.
Le conseguenze.
Le organizzazioni sindacali dei docenti ritengono che le conseguenze di
questi provvedimenti sulla scuola pubblica saranno pesantissime. Per attuare i
tagli previsti dalla legge 133, gli strumenti previsti sono gli accorpamenti di
scuole e classi, la cancellazione delle compresenze in tutte le modalità di
tempo scuola ammesse (tempi pieno e moduli da 24, 27 e 30 ore settimanali), ed
una revisione dei piani di studio ed una riduzione degli orari che porteranno ad
una scuola più povera di mezzi e risorse, e quindi di minore qualità. Gli
effetti saranno proporzionalmente più pesanti sugli alunni più “deboli”
(diversamente abili o stranieri).
I tagli di organico cancellano, di fatto e per sempre, la possibilità che i
docenti e gli ATA precari (circa 200.000) possano un giorno diventare di ruolo:
il corpo docente “invecchierà” senza un ricambio nei prossimi anni, e le
competenze dei precari che operano da anni nella scuola rischiano di essere
semplicemente “gettate via”.
E’ prevista, inoltre, la chiusura di un numero consistente di scuole,
specialmente nei piccoli centri.
Dal piano presentato dal Ministro ai sindacati il 24 settembre, risulta che 2600
istituzioni scolastiche su 10.760 saranno smembrate ed accorpate ad altre
istituzioni per raggiungere la soglia minima di 500 alunni; chiuderanno 4200
plessi e succursali con meno di 50 alunni, e forse anche i 5880 plessi con meno
di 100 alunni (su un totale di 41.862 sul territorio nazionale).
La proposta di legge Aprea prevede che le scuole – eventualmente trasformate in
fondazioni - non siano più finanziate direttamente dallo Stato, ma dalle
Regioni, sulla base di un indeterminato (al momento) costo medio per alunno:
gran parte dell'attuazione di questa proposta di legge, dal punto di vista
finanziario, dipende dalle modalità con cui verrà attuato il regionalismo
fiscale previsto dalla legge costituzionale n. 3/2000.
Vengono inoltre riscritte le norme sugli organi collegiali di scuola e
nazionali, e modificate profondamente le norme contrattuali e di rappresentanza
dei docenti (che saranno ora subordinati all’amministrazione e scelti dai
dirigenti scolastici).
Il decreto 137 (esaminato in soli 3 giorni dalla Commissione Cultura della
Camera) riporta in voga vecchi modelli didattici, e fa tornare la scuola
elementare a scelte abbandonate da oltre 40 anni: l’insegnante unico comporta il
ritorno ad un orario di 24 ore settimanali, anche se – secondo il ministro –
saranno disponibili, nei limiti dell’organico attribuito alle scuole, opzioni di
27 e 30 ore la settimana.
Il decreto non menziona in esplicito il tempo pieno (così come era prima che il
Ministro Moratti lo abolisse e che il Ministro Fioroni lo re-istituisse, ovvero
40 ore settimanali con 2 insegnanti per classe), ma i resoconti della
discussione avvenuta nella Commissione Cultura della Camera riportano
l’affermazione del Ministro che “gli attuali modelli organizzativi con le
compresenze saranno aboliti”.
Il testo definitivo del decreto (il cui limite temporale per la conversione in
legge è il 30 ottobre) potrebbe essere votato alla Camera già ai primi di
ottobre.
Le reazioni.
I provvedimenti descritti stanno provocando una fortissima reazione tra i
docenti ed i genitori, sia per il metodo seguito (un intervento strutturale
sulla scuola elementare per decreto sembra escludere ogni volontà di confronto
parlamentare e con le componenti sociali interessate), sia ovviamente per il
merito e per le conseguenze sulla qualità del servizio offerto dalla scuola
pubblica.
Assemblee e manifestazioni pubbliche per chiedere la apertura di un confronto e
la ridiscussione dei provvedimenti sono state indette in queste settimane nelle
principali città, e si susseguono le prese di posizione di organi collegiali e
consigli dei docenti contrari ai tagli ed alla “restaurazione” dei modelli
didattici nella scuola elementare.
I siti http://www.retescuole.net e
http://www.foruminsegnanti.it
forniscono un quadro aggiornato del dibattito e delle iniziative in atto.
Nelle prossime settimane, le prossime Newsletter di "Genitori e Scuola" saranno
dedicata ad una analisi puntuale dei provvedimenti, con l’approfondimento delle
principali questioni affrontate e gli aggiornamenti sul percorso parlamentare.