In Italia i genitori eletti negli Organi Collegiali come Rappresentanti di Classe o di Circolo / Istituto sono quasi 1.400.000. Un'isola di impegno civico, un mondo di volontariato che si spende nel tentativo di apportare un contributo fattivo alla scuola, spesso tra l'indifferenza di quelle stesse famiglie che di questo impegno beneficiano e troppo spesso bistrattati e visti con diffidenza dagli stessi operatori della scuola. Ma nelle scuole dove queste persone sono riuscite ad organizzarsi, ad informarsi dei propri diritti e doveri e a costituirsi in Comitato Genitori la situazione sta cambiando. In meglio. Questo sito, fatto da rappresentanti per i rappresentanti, si propone di fornire tutte le informazioni possibili affinche' chiunque abbia la volonta' di spendere il proprio tempo per la scuola possa trovare quanto necessario per operare al meglio e nella piena consapevolezza del proprio ruolo. La ricchezza piu' grande che ciascun comitato puo' avere e' la sua esperienza, le iniziative intraprese, i progetti realizzati. Ma solo la condivisione di tutto questo patrimonio con gli altri potra' aiutare quei genitori che hanno voglia di partecipare a non disperdere energie e tempo prezioso. Ci stiamo impegnando per mettere a disposizione di tutti ciò che abbiamo appreso.
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Mercoledì 09 Dicembre 2009 - 16:41:00
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L'Urlo della scuola
23 marzo 2012
L’urlo di migliaia di scuole si alzi forte e appassionato in tutto il Paese Affinchè penetri nelle coscienze sopite della Politica e dell’Economia Affinchè possano di nuovo vedere ciò che da tempo non vedono più Affinchè possano comprendere ciò che da tempo non comprendono più. Tutti devono sapere che la scuola pubblica sta morendo Tutti devono sapere che noi, genitori insegnanti ricercatori studenti e studentesse, non lo possiamo permettere Perchè nella scuola pubblica è la radice della democrazia, dell’uguaglianza, della giustizia sociale Perché la scuola pubblica è un Bene Comune, come l’acqua l’ambiente la salute Perchè nella scuola di tutti è il futuro delle nuove generazioni e il senso della nostra civiltà. Un Urlo gentile ma determinato dal mondo dell’Istruzione Pubblica per dire semplicemente
ASCOLTATECI perbacco! IO ADERISCO!!!– “appello in versione grafica” per diffondere l’urlo
Promotori: Assemblea genitori ed insegnanti delle scuole di Bologna e provincia – Assemblea Difesa Scuola Pubblica di Vicenza – Associazione nazionale Per la Scuola della Repubblica – Associazione Scuola Futura di Carpi (Mo) – CISP/Centro Iniziative per la Scuola Pubblica (Roma) – Comitato Insegnanti Precari, Cip Associazione Nazionale – Comitato bolognese Scuola e Costituzione – Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova – Coordinamento Buona Scuola di Carpi (Mo) – Coordinamento Genitori Democratici di Pordenone – Coordinamento nazionale Genitori Democratici – Coordinamento Precari Scuola Bologna – Coordinamento Presidenti Consigli di Circolo e Istituto di Bologna e Provincia – Coordinamento Provinciale Presidenti Consigli d’Istituto e Comitati genitori di Modena – Genitori e Scuola, Coordinamento Nazionale dei Comitati e dei Genitori della scuola – “La scuola siamo noi” (Pr)
Vademecum della giornata nazionale di attenzione per la scuola pubblica
quando: 23 marzo 2012, nei dintorni dell’equinozio di primavera dove: ogni scuola, ogni università, ogni luogo della conoscenza come: in modo creativo e libero, con gesti e iniziative autonome, ma quel giorno e tutti insieme perchè: per dire a chi governa:”Attenzione! Vi state dimenticando dell’istruzione pubblica!” chi: genitori, insegnanti, studenti, ricercatori, il paese intero per la scuola di tutti
Ogni scuola, università, centro di ricerca e luogo della conoscenza è chiamato a mobilitarsi, ognuno con la propria autonomia, ognuno con la propria creatività, dall’occupazione al girotondo, dalla festa al flash-mob, dall’assemblea d’istituto al capannello, dall’urlo collettivo al seminario di studi, dall’interruzione delle lezioni alla semplice esibizione della primula, simbolo generale di una nuova auspicata primavera e della manifestazione.
Ognuno come può e come vuole, MA QUEL GIORNO E TUTTI INSIEME. Insorgere con un gesto, per dire alla Politica e all’Economia ATTENZIONE! vi state dimenticando della cosa più importante, per dire E’ ORA di ridare all’istruzione pubblica ciò che le è dovuto, per dire PRETENDIAMO di poterci confrontare alla pari con i paesi europei più lungimiranti, per dire IL FUTURO vive o muore nelle aule scolastiche e universitarie, per dire ASCOLTATECI!
La giornata è organizzata per richiamare l’attenzione sullo stato di estremo abbandono, disattenzione e impoverimento in cui versa l’istruzione pubblica: la scuola dell’obbligo costretta a finanziarsi attraverso le famiglie in una sorta di privatizzazione strisciante incostituzionale, il personale insegnante e amministrativo ridotti all’osso, un’offerta formativa e un tempo scuola ogni anno più modesti. Le università arrugginite e incrostate da baronie inamovibili, numeri chiusi e quiz, selezione casuale e senza merito e una cultura aziendalista che tende ad uccidere nella culla la libertà di ricercare e sperimentare.
Si dice Economia, Rigore, Equità, Crescita e ci si dimentica che senza istruzione di qualità non ci sarà impresa nè cultura, senza ricerca non ci sarà crescita, senza scuola pubblica non ci sarà giustizia, nè uguaglianza nè libertà.
La manifestazione si rivolge a tutte e tutti, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, come sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione, perché la scuola pubblica è di tutte e tutti, è un bene comune che deve essere protetto che deve essere salvaguardato e rilanciato, sempre: ne va della nostra democrazia e del futuro del Paese.
Per questo motivo si preferisce non vi siano simboli riconducibili a partiti o sindacati, nel rispetto dell’iniziativa che vuole essere trasversale ed aperta a chiunque intenda lanciare un grido di attenzione per una nuova primavera dell’istruzione pubblica
Convenzione nazionale per la scuola Bene Comune pubblica, capace, accogliente
Il 24 marzo a Bologna, si terrà la Convenzione nazionale per la scuola Bene Comune. Dopo l’Urlo di attenzione le proposte. L’intenzione è quella di raccogliere le forze più sensibili ai temi dell’istruzione pubblica per discutere di una possibile piattaforma rivendicativa su cui mobilitarsi per far sì che la scuola di tutti possa domani essere ed apparire una scuola all’avanguardia, laica, libera, solidale, come la scuola immaginata dagli articoli 3, 33, 34 della nostra Costituzione. Un bene comune non alienabile e non disponibile alle avventure di politiche miopi e senza visione
Il 27 marzo 2011 a Bologna si è costituita la Consulta Nazionale per la Scuola Statale "Ricomincio dal 3" con la partecipazione di genitori e docenti dalle seguenti città: Bologna, Milano, Roma, Firenze, Viareggio, Carpi, Modena, Padova, Vicenza, Verona, Venezia, Savona, Parma, Pistoia, Napoli. L’obiettivo della consulta è quello di affiancare il momento della riflessione, dell’elaborazione e della proposta a quello della mobilitazione gestito e organizzato dai movimenti. Riflettere su quanto nella scuola si realizzi del dettato costituzionale, a partire dall’art.3, e disegnare insieme proposte per una scuola che possa pienamente dargli attuazione. Partito dalla lettera-appello di Genitori e Scuola, il percorso ha visto crescere l’adesione di soggetti più o meno organizzati, persone e movimenti da tutto il territorio nazionale: è tale la preoccupazione per il futuro del sistema di istruzione statale che si è deciso di unirsi in una sorta di unico coordinamento, avendo come riferimento di partenza l'esperienza di scrittura condivisa della Legge di Iniziativa Popolare “Per una Buona Scuola per la Repubblica” ( www.leggepopolare.it ).
La LIP è stata un momento molto importante e significativo di costruzione collettiva, con il quale il movimento ha espresso un’idea di scuola nata dalla mediazione condivisa di tante diverse posizioni di partenza. Momento importante proprio per il metodo seguito, di costruzione dal basso, che ha impegnato nel 2005-2006 insegnanti di ogni ordine e grado, genitori, studenti, al di là di eventuali appartenenze politiche, sindacali o associative. Il metodo collaborativo e della condivisione infatti è per noi un valore irrinunciabile: un’idea costruita collettivamente, frutto di mediazione, ma con il potere della democrazia e la ricchezza di più teste pensanti, di tante esperienze e realtà locali differenti tra loro. Pensiamo che questo metodo sia più che mai necessario in questo istante: quello che la scuola vive è un malessere molto profondo, che rischia di dividere il fronte di genitori e docenti, che si è finora presentato compatto contro provvedimenti disastrosi ed ora procede invece in modo sgomento e scomposto nell’affrontarne la messa in pratica.
Quindi non è più rinviabile un’ampia operazione culturale: si deve lavorare sulla ricostruzione di un sapere critico laico che ci porti a ridare significato alle parole. Cosa significa avere una Buona Scuola per la Repubblica? Significa poter ragionare seriamente di argomenti urgenti, quali gli scopi della valutazione, ma soprattutto della funzione costituzionale del sistema di istruzione statale e del disastro strutturale nel quale versano i diversi gradi di scuola dopo anni di tagli; significa interrogarci sulla democrazia nella scuola, e dunque sulla funzione degli organi collegiali e sulle loro competenze. L’intera gestione del sistema scuola è in enorme crisi: l’amministrazione non funziona più, e uno dei pochi strumenti istituzionali sui quali la scuola poteva contare, il C.N.P.I (Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, istituito nel 1974 come organo collegiale elettivo) viene smantellato lentamente. Ciononostante, non accettiamo la sconfitta: continuiamo a resistere, anzi, vogliamo rilanciare. Raccogliamo la sfida lanciata in occasione dell’Incontro nazionale delle scuole dello scorso 30 gennaio: non si deve più solo difendere, bisogna pensare al rilancio della scuola statale.
“Ricomincio dal 3” ha come compito proprio il rilancio: ragionare sui principi condivisi per delineare la Buona Scuola e chiederci quali siano le buone pratiche che si possono adottare da subito nelle scuole per arginare lo sfascio.
La Buona Scuola c'è già, è diffusa nel territorio, sta nella passione di tante e tanti insegnanti che, nonostante il degrado di risorse, di considerazione e di immagine a cui la politica di vario colore li ha condannati da molti anni, continuano a mettere al centro della loro azione il diritto all'istruzione dei giovani e con passione sperimentano e realizzano quelle buone pratiche che ci si propone di far emergere, valorizzare e citare ad esempio di Buona Scuola a tutte le scuole del paese.
La Buona Scuola c’è già, ed è nella passione e nell’impegno di tanti genitori e di tanti cittadini che lavorano negli organi collegiali, nelle scuole e nelle associazioni, nei comitati e nei movimenti, per garantire il diritto allo studio dei loro figli e delle loro figlie, il diritto ad avere pari opportunità di accesso al sapere in un sistema di istruzione statale di qualità, democratico, laico, inclusivo e gratuito.
La Buona Scuola c'è già, ed è nell’impegno e nelle lotte di tante e tanti studenti che si battono per la propria crescita culturale e per il diritto al futuro, spesso pagando di persona la repressione autoritaria di un sistema sempre più poliziesco ed antidemocratico che, invece di ascoltare le istanze dei primi protagonisti dell'istruzione, si preoccupa di attrezzarsi di strumenti normativi per soffocare i più elementari diritti della democrazia.
Dalla condivisione e dal confronto può essere innescata una spirale virtuosa: le esperienze significative possono rappresentare quel repertorio di buone pratiche su cui rifondare la scuola statale italiana, una sorta di gara in cui vinciamo tutti se tutti veniamo messi nelle condizioni di arrivare fino in fondo. Il percorso si iscrive in quello generale di difesa dei beni comuni e dunque si pone in una duplice ottica: la difesa dell’istruzione come bene comune e la proposta di un’alternativa che possa alimentare nella pratica quotidiana la rivendicazione di quell’attenzione e di quelle risorse da parte della politica di cui la Buona Scuola ha bisogno, di cui il paese ha bisogno.
La consulta è aperta a situazioni organizzate, comitati, associazioni, gruppi, collettivi, ma anche singoli docenti, genitori, studenti o cittadini, nella convinzione che una testa pensante nella fase di progettazione e confronto valga in se stessa e indipendentemente da una rete territoriale di riferimento. Al fine di rendere più efficace l’azione, saranno predisposti un forum, un sito, una piattaforma, o altri strumenti ritenuti utili alla comunicazione interna ed esterna. Qualunque iniziativa verrà proposta a tutta la rete in una sorta di Patto di Consultazione e poi realizzata, nel singolo territorio o in tanti contemporaneamente. Ciò riguarderà sia iniziative pubbliche che di discussione. Ipotizziamo una serie di convegni sulle questioni più urgenti (OOCC, valutazione, buone pratiche), che ci consentano di ragionare non solo della quantità dei tagli, ma della loro qualità. Sono già in calendario o comunque in via di programmazione: - seminario su OO.CC. dell’Ass. Scuola della Repubblica: data da definirsi, Bologna; 10 aprile, Milano; - seminario su Merito e Valutazione; 3 maggio, Roma: - convegno sull’Invalsi; 14 maggio, Firenze: - Convegno “Minoranze e diritto di cittadinanza” dell’Ass. 31 ottobre - Per una Scuola laica e pluralista.
27 marzo 2011 Alla Consulta Nazionale hanno aderito finora le seguenti realtà collettive:
Una generazione a cui si toglie il futuro e’ condannata all’apatia, alla rassegnazione muta e sorda e alla passione triste, allo scoppio d’ira, alla rabbia sterile. Tutti gli indicatori utilizzati dagli istituti di analisi segnalano questo rischio per i giovani di oggi, gli adulti di domani. L’ultimo rapporto Censis, la massima autorità italiana di indagine sociologica che con le sue “fotografie” annuali ha quasi sempre anticipato e precorso le linee di tendenza del nostro sistema paese, segnala un dato davvero preoccupante: i giovani sono privi di desiderio. Chiunque educatore sa cosa questo significhi e quali rischi comporti. Non avere desideri vuol dire esser privi di prospettive, di progetti, di motivazioni. Qui si sconta il vero fallimento della scuola italiana, umiliata e offesa da una politica di tagli e da una riorganizzazione della gestione amministrativa e dei saperi condotta all’insegna della riduzione dei costi. Come se l’istruzione non fosse invece una risorsa: non un’ipoteca ma un investimento sul futuro. Tale analisi del Censis trova conferma nei dati Istat, il nostro ente di statistica: il 30% dei giovani cerca ma non trova un lavoro e la percentuale continua a salire di anno in anno. E quando lo trova si tratta quasi sempre di lavori saltuari e precari, spesso in nero, che precludono ogni ipotesi di costruirsi una vita, metter su famiglia, ottenere un mutuo. Il Presidente dell’Inps, l’Istituto di previdenza sociale, ha detto che e’ meglio che i giovani lavoratori precari non sappiano quale sarà la loro pensione fra 30/40 anni, al ritmo dei contributi attualmente versati, perché altrimenti vi sarebbe il rischio di una sommossa. La nostra associazione è da sempre impegnata sul fronte della reale valorizzazione della presenza dei genitori nella vita della comunità scolastica e non per mere ragioni di presenzialismo ma per seguire la causa del pieno sviluppo della persona umana, dei nostri figli dunque, e della loro effettiva partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese, secondo i principi sanciti dall’articolo 3 della Carta Costituzionale. Ma adesso crediamo che questo non sia più sufficiente in quanto la drammaticità dei tempi che stiamo vivendo richiede uno sforzo ulteriore, un allargamento di orizzonti, una presa d’atto che coinvolga le numerose realtà associative di genitori e insegnanti per la costruzione di una Rete di soggetti virtuosi, consapevoli, attivi, impegnati nell’obiettivo comune di invertire l’attuale stato delle cose. Noi siamo e resteremo un’associazione a-partitica ma non a-politica, se politica vuol dire la costruzione di un percorso di cittadinanza e del suo effettivo esercizio, senza steccati, senza dichiarazioni di schieramento in quanto riteniamo che il ridare un futuro ai giovani, ai nostri figli, sia un compito trasversale, che riguarda tutti e ciascuno. La rete associativa che ci sforzeremo di costruire e di cui faremo parte andrà costruita su queste premesse. Ci dichiariamo fin d’ora indisponibili ad essere strumentalmente usati come cinghia di trasmissione di chicchessia. Ci sono dei momenti in cui si deve scegliere tra rinunciare o rilanciare, provare ad andare oltre. Noi ci siamo confrontati, abbiamo discusso le due opzioni e infine abbiamo deciso di accettare la sfida, ben sapendo lo sforzo e i rischi che essa comporta, trattandosi di un percorso tutto da costruire. Mantenendo la nostra identità e il nostro patrimonio di conoscenze e di esperienze maturato in questi anni abbiamo scelto di contaminarci con altre realtà, che sono tante, diverse e sparse, ma accomunate tutte dalla stessa passione civile e ideale di ridare alla scuola la sua centralità la quale, per non essere solo un’affermazione retorica deve tradursi sostanzialmente nel porre i giovani al centro di un impegno che ridia loro la speranza di un futuro da essi scelto e progettato. Questa Rete sarà un pungolo, una fonte di elaborazione di idee e contributi da offrire alla classe politica e dirigente, ai Governi, alle associazioni sindacali e imprenditoriali perché tornino a svolgere la loro funzione di gestori, costruttori e pianificatori dell’interesse pubblico che oggi come sempre, ma con maggiore urgenza, passa necessariamente attraverso la presa in carico della questione giovanile. Speriamo di riuscirci. Noi ci crediamo. E vi chiediamo di crederci con noi. Per loro. Che sono la nostra più grande ricchezza.